giovedì, novembre 22, 2012

Out of the Comfort zone

"You should go out of your comfort zone" e' quello che mi ripete spesso il Capo in questi (ennesimi) giorni argentini.

E dopo due ore passate a chiacchierare con una splendida persona che non vedevo da 10 anni, aver perso il suddetto Capo nei meandri di Buenos Aires, essermi divorata 2 empanadas con un bicchiere di vino tutta sola in un locale di questa immensa citta', aver conquistato la fiducia della cameriera che mi ha lasciato andare a prelevare dei soldi dal bancomat in un'altra strada ed aver pure rimediato un invito a cena per domani sera da un distinto signore di origini calabresi, beh, direi che sono decisamente e felicemente fuori dalla mia zona di conforto.
E finalmente!
Che questa comfort zone negli ultimi tempi era diventata quasi un'oppressione: dopo l'operazione del babbo, la schiena dello Stregone, la continua ed infruttuosa ricerca di una casa e lo stress per il lavoro, la routine quotidiana si era trasformata in una sorta di gabbia, dorata si', ma pure pesante, ripetitiva, fastidiosa.
Per la prima volta ci eravamo ritrovati a battibeccare senza motivo, ognuno nervoso per fatti suoi, infastiditi da tutto e da nulla in particolare.

Ma poi, non improvviso ma quasi, arriva un viaggio.

E appena lasci casa, lavoro, trantran quotidiano e ti avvii all'aeroporto, ecco che le priorità in un attimo ritornano chiarissime. Ritorna la voglia di avventura, di cose nuove, di esperienze, ma nello stesso momento ti rendi conto di come negli ultimi tempi avessi dato per scontate cose che scontate non dovrebbero essere mai, come la fortuna di dividere la tua vita, fin nei suoi piu' insignificanti particolari, con una persona meravigliosa. Come il fatto di avere una vita fortunata, una famiglia unita, amici in tutto il mondo.

Cazzo, quanto si può essere egoisti e ciechi a volte.

Ma poi ti ritrovi con una valigia in mano, o in una citta' enorme ed ancora un po' sconosciuta, e l'unica cosa che vorresti in piu' e' condividere tutto questo con chi ami.

Ed alla fine, tutto ritorna chiaro e distinto come il cielo senza nuvole di Buenos Aires.

E tu ti ritrovi a sorridere da sola, davanti a due empanadas fumanti.
E ti rimetti anche a scrivere, sopra un foglietto stropicciato che porta la scritta "1810 Cocina Regional, Argentina".




sabato, ottobre 27, 2012

Tu vuoi far la Brasiliana

Io in fondo l'ho sempre sospettato che le Brasiliane siano Donne Vere, di quelle proprio sia con la d che con la v maiuscola.
E non e' che lo siano solo le strafighe, ognuna di loro si porta questa caratteristica nel DNA.

Credetemi, le ho viste ballare con estrema nonchalance oscillando su tacchi 12 dopo ben dieci ore passate a zampettare sul prato di un matrimonio all'aperto. Senza mai neanche pensare di togliersi le scarpe.
Io ero li' con i miei bei sandalini in mano ed i piedi affondati nell'erbetta fresca e loro addirittura si cimentavano nel tiro al bersaglio con la carabina bilanciandosi sui loro tacchi a spillo.
Insomma, un'altra razza.

Ed e' per questo che non mi sorprendo affatto se una delle pratiche piu' barbare nella storia dell'estetica femminile prenda il nome da questo genere femminile superiore. Chi altro mai potrebbe non solo concepire ma anche sopportare stoicamente e ripetutamente l'omonima pratica depilativa?

giovedì, ottobre 18, 2012

Brunch Time! Uova in nidi di bacon



Ovvero come stupire tutti con qualcosa che pare complicatissimo ed invece si cucina in 5 minuti netti.
La ricetta che ho copiato a cui mi sono inspirata la potete leggere in inglese qui e prevede che i nidi siano fatti col prosciutto cotto, cosa che voglio provare anche perche' decisamente piu' leggera del bacon usato da me.
Pero' bacon c'era quella mattina e quindi bacon e' stato.

(E poi dai, vuoi mettere uova e bacon a colazione? Chi voglio illudere, prosciutto cotto non hai speranze.)

giovedì, ottobre 11, 2012

Mac & Pete

Mac & Pete sono usciti da un cartone animato. O da uno spaghetti western. 
O da un tempo che non c'e' piu' se non in queste valli un po' sperdute e un po' no dell'unico posto degno di essere chiamato Terra di Mezzo.

Mac & Pete capiscono i cavalli e capiscono i cavalieri, ma se proprio devono scegliere, preferiscono la compagnia e la conversazione dei primi. Roba che il tizio che gli sussurrava, ai cavalli, morirebbe d'invidia (non fosse gia' morto).
Che poi loro mica gli sussurrano ai cavalli, eh no.
Sono bestiacce dure e testarde, altro che Bucefalo, Pegaso, i MioMiniPoni e Furia. Freaks of Nature, quelli. Il cavallo medio, quello vero, non e' altro che 500kg di muscoli e ciccia col cervello di una mucca pigra. D'altronde si sa che gli erbivori, evolutivamente parlando, hanno investito piu' sull'intestino che sull'intelligenza. 
E quindi prova te a fargli muovere il culone ed arrampicarsi su per quella scoscesissima scarpata solamente sussurrandogli...urla, cipiglio ed eventuale scudisciata. Questo ci vuole. 
Altrimenti rimani in basso a sussurrare, mentre quello comodamente procede ad estirpare tutta l'erbetta intorno a lui.

Mac & Pete appartengono ad un'altra razza di uomini, gente che quando deve andare all'altro lavoro - quello vero, quello che gli tocca fare per poter continuare con la loro passione - e' sempre un po' fuori posto, con il dopobarba al posto del puzzo da stalla, senza nessun indumento di cuoio e con quegli occhi che sembrano sempre guardare l'orizzonte da due metri e mezzo d'altezza. 

Mac & Pete hanno paura di internet.

Pero' si sono affezionati a quella strana italiana bionda che  nel suo stentato inglese si unisce alle loro battutacce e grasse risate, che si offre di insegnargli a cucinare le capre e i maiali selvatici che cacciano (ovviamente da cavallo) e che continua ad insistere nel fargli creare un sito, o almeno una pagina facebook.

E Mac & Pete ridono e dicono che si' magari un giorno lo faranno...e magari prenderanno anche l'autorizzazione ad andare a galoppare sulla spiaggia...e magari poi potranno avere sufficienti clienti da lasciare l'altro lavoro e vivere finalmente con e dei loro cavalli.

Ed io, Mac & Pete, ce li vedo davvero a cavalcare insieme verso il tramonto.



martedì, ottobre 02, 2012

Vai avanti tu.

Cosciente dei 4kg riportati come zavorra dall'Italia, vergognosa dell'interno coscia a macchia di leopardo (cellulitico) e delle ciccette sopra i ginocchi - l'Orrore! - e per di piu' trascinata da post di gente ben piu' in forma e giovane di me, avevo deciso di rimettermi in forma.

Ebbene si', ebbra di buoni propositi e galvanizzata dal programmino di workout sul mio shuffle, ieri ho ricominciato a correre.

Dopo tipo 15 anni dall'ultima volta.

E che sara' mai, in fondo qui corrono tutti e per distanze astronomiche (10-15-20km come se fossero noccioline, 'ste figliole...), quindi magari potrei iniziare con tipo 10 minuti 2 volte a settimana, cosi' per riprendere un po' di fiato, ce la dovrei fare tranquilla, mi sono detta.

Illusa.

Anzi, povera illusa e stupida.

In realta' inizio in scioltezza, l'idea e' di girare intorno al campo di calcio e al parchetto adiacente, con puntata sulla spiaggia davanti allo yatch club, la musica che lo shuffle mi propone per il workout e' sufficientemente energetica, le gambe girano ed il fiato tiene.

Per i primi 3 minuti TRE.

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