martedì, gennaio 15, 2013

E se fosse avventura invece di fuga?

Sara' che vengo da una cittadina di provincia con una lunghissima tradizione di persone che o non possono vivere senza vedere le sue Mura o non possono vivere se le vedono.

Sara' che conosco gente come la L. che non riusciva neanche ad andare in bagno durante la settimana quando studiava in un'altra citta'. O gente come T. che pur di andar via e' riuscito a fare due Erasmus (quasi) consecutivi.

Sara' che spesso da quando sono partita, la gente mi parla del problema di noi giovani che dobbiamo andarcene per trovare lavoro o uno stile di vita decente.

Sara' che ho riposto troppe volte alle mail di persone che mi chiedevano informazioni per andare via, perche' non ce la facevano piu', perche' avevano bisogno di nuove speranze, obbiettivi, aspettative.

Oppure sara' semplicemente una mia idea, ma tutti questi fattori hanno fatto sembrare la mia scelta di venire a vivere in Nuova Zelanda come una costrizione, una fuga obbligata dall'unica ed indiscutibile madre patria (e mi riferisco quasi piu' a Lucca che non all'Italia intera,qui).

Come se fosse inconcepibile che qualcuno voglia andarsene solo per il gusto di farlo.

E si', ovvio che Lucca rimane la mia citta' natale, dove torno sempre volentieri e dove ho lasciato famiglia ed amici, loro si' importanti, mica quattro sassi vecchi e lichenosi (anche se sempre molto belli, va detto). Ma non avevo le catene alle caviglie quando sono montata su quell'aereo.

Io sono una di quelle rarissime persone che hanno vinto la lotteria quando sono nate: ho avuto una grande famiglia e mezzi ed intelligenza sufficienti per farmi un'istruzione da poter rivendere in quasi ogni parte del mondo. E questo mondo, credetemi, e' vasto e pieno di luoghi, persone ed occasioni incredibili, per quelli che ne hanno voglia e possibilita'. C'e' cosi' tanto da vedere! E c'e' un numero illimitato di cose da imparare qua fuori, basta solo guardarsi in giro.

Nessuno mi ha obbligata ad andarmene dall'Italia e non sarebbe certo un ipotetico piano per il rientro dei cervelli in fuga a farmi decidere di ritornare (che poi considerare cervello da far rientrare il mio...beh,e' francamente discutibile). Potra' sembrare una frase trita, ma ci sono davvero persone che si sentono cittadini del mondo: il che non vuole dire non avere radici, ma semplicemente aver voglia di partire all'avventura, convinti che ci si puo' sentire a casa anche in piu' di un paio di valori di Latitudine e Longitudine.

Con affetto, La Ragazza col Mac:
Long/Lat di nascita =  10°30'6.61"E / 43°50'45.98"N
Long/Lat attuali =  174°54'33.80"E / 41°16'15.42"S
Long/Lat future = ?

martedì, gennaio 08, 2013

Se il Buon Anno si vede dal mattino

E quindi alla fine i Maya ci hanno tirato buca.
Vatti a fidare di gente estinta...
Tutti chiacchiere e cappellini di piume, come ha saggiamente commentato la L. su Facebook.

Lasciandoci pero' con l'ingrato e spinossissimo compito di compilare una lista di buoni propositi da ignorare con tenacia per tutto il resto dell'anno. Probabilmente il task piu' anti-entropico nella vita di una persona.

E quindi io, appena rientrara dalle vacanze in cui mi sono strafogata di cibo ed alcolici, con un senso di colpa che oscilla quanto gli ormoni femminili in 28 giorni dall' "ommioddio devo fare qualcosa di utile quest'anno" al "svacchiamoci di nuovo sul divano e usiamo i cheats pure in Skyrim, che si fa prima", ho deciso che quest'anno se si deve fare proprio una lista, che sia fatta seriamente.

Ed ecco quind a voi la lista  - lievemente modificata - dei Buoni  Propositi Zittelleschi per l'anno nuovo:

1. Mettersi a dieta (ahah) Far sapere al mondo che se il 74% dell'Universo e' formato da Energia Oscura, allora Darth Vader e tutti i suoi Sith ci avevano ragione.


2. Fare piu' movimento  Spiegare ai Kiwis la politica italiana Diffondere il Verbo: mai piu' il Pollo sulla Pizza, il Pollo sulla Pizza e' il Male.


3. Smettere di cazzeggiare su internet quando sono al lavoro Spiegare il perche' i Panda meritino l'estinzione di massa: cioe' ma un animale onnivoro che diventa vegano per scelta, fa sesso una sola volta l'anno e per altro mangia solo un tipo di vegetale che gli causa imbarazzanti episodi di meteoritismo doveva proprio diventare il simbolo degli animali da salvare? Davvero, WWF, ci avevate piu' possibilita' con il Dodo.


4. Prendere un gatto  Prendere due gatti, che nel duemilatredici le cose o si fanno alla grande o non si fanno.


5. Diventare tollerante verso i bambini Farmi rovinare i migliori ricordi della mia infanzia da questo losco figuro ed i suoi riassunti delle prime puntate dei nostri cartoni preferiti. Insomma, un po' come un Honest Trailer, ma molto piu' doloroso.

(che a proposito di Prometeo...)

6. The last ma certamente not the least: rivoluzionare finalmente e definitivamente il concetto di Zittellaggine. Basta comparare la zitella terzo-millennio con la gattara dei Simpson o MagaMago'. Che, sia chiaro, rimangono insieme al Cappellaio Matto delle figure di alto spessore nell'Olimpo della Zitella dentro, ma ormai sono esempi passati, cari amici d'infanzia come quelli al punto 5, gente di cui parli affettuosamente con le altre zittelle davanti ad una bottiglia di rum invecchiato e melassoso. 
Ma la Zittella 2.0 e' dinamica, indipendente, figa abbestia e grazie alla sua totale mancanza di dolcezza, modestia del focolare e senso materno, si puo' proporre obiettivi di forte spessore etico e morale. Tipo, chesso', la conquista del mondo. 
Per questo io propongo come Modello Zittellesco 2013 l'impareggiabile Galadriel versione Dark Queen, che tutti l'ameranno, disperandosi.

(bada li' che donna!)



Che poi, pure lei ci avrebbe le sue ragioni ad alterarsi giusto un po', quando ti ritrovi per l'eternita' un marito col carisma di un criceto e che si crede un cantante techno,eh.




Buon 2013, gente e dateci sotto coi buoni propositi!

lunedì, dicembre 17, 2012

3 giorni alla fine del mondo e non so ancora cosa mettermi (cit.)

E alla fine ci siamo arrivati, alla fine.
Che io per sicurezza, e per riprendermi da tutta questa faccenda di fuoco, meteore, distruzioni e Berlusconi che si ricandida, il 22 vado in vacanza.
Ma magari la valigia la faccio il 22 mattina, che mica mi faccio finire il mondo mentre sono a sfaccendare,eh.
(che poi affrontiamo la domanda piu' spinosa: in che fuso orario arriva la fine del mondo? no che siccome erano i Maya, che stavano 16 ore indietro rispetto a noi, ci sta che tutto salti per aria mentre sto andando in vacanza, e questo, diciamocelo, e' francamente scocciante)

Comunuque l'anno scorso avevo fatto una lista di cose da fare prima della fine. E rileggendola sono piuttosto soddisfatta di aver mantenuto le prime tre promesse, e con un certo stile, devo ammettere.

Ma non e' arrivata nessuna nomination per gli Oscar, dura la vita del genio incompreso. Pero' in compenso ho imparato a fare i croissants.
Non ho neppure stazionato sotto casa dello Zio, ma ho soggiornato in corsie di ospedali per molto piu' tempo di quanto ritengo confortevole...pero' almeno ho avuto il mio lieto fine, cosa su cui davvero non mi sentirei di scommettere neppure un centesimo per A Song of Ice and Fire (conosciuta ai profani come Games of Thrones).

E sono pure riuscita a perdermi la prima dello Hobbit - stavo a rimpinzarmi di empanadas, vino ed asado (vedi punti 2 e 3 della lista) - anche se devo ammettere che non mi sentirei di non far finire il mondo giusto per vedere gli altri due film...che poi in realta' io devo pure ancora vedere 2/3 del primo, maledette prioezioni di mezzanotte e poltroncine troppo comode del cinema...pero' in effetti cosi' nessuno ci spieghera' mai come ricavare tre film da tre ore l'uno da un libriccino per bambini di 100 pagine scarse. Forse vale la pena rimandare tutte le catastrofi per un paio di anni e sapere la risposta?

Continuando la lista, niente Ngorongoro, niente stazione spaziale e nessuna medaglia d'oro appesa al muro, almeno che non si mi diano una medaglia nei prossimi tre giorni per il record di commenti ricevuti sul fatto che non abbia ancora prole.
Si', lo so che per voi neomamme o mamme-to-be e' la cosa piu' bella del mondo.
Si', lo so che me lo dite per il mio bene che saro' la prossima, anche se a me paiono gufate degne del peggior  Bar Sport.
Si', avete dei bimbi bellissimi e simpatici e si', riesco pure a prenderli in braccio se mi impegno. Che non vuol dire che riuscirei a passarci piu' di mezza giornata senza lottare contro l'impulso di gettarli dalla prima finestra a portata di mano.
E si', ok, e' vero, ci sta che cambi idea. E tranquille, se la cambio sarete le prime a saperlo e le prime a cui diro' che avevate ragionissima. Ma adesso, almeno per questi ultimi tre giorni, facciamo che mi lasciate nella mia convinta anti-proliferazione?

Alla fine, pero', il piu' grande rimpianto e' non essere neppure riusciti a trovare casa, e pensare che ci eravamo andati cosi' vicini!
Che non e' bello aspettare la fine del mondo in affitto.
E soprattutto questo mi ha impedito di soddisfare l'ultimo e piu' importante punto della lista. Ed adesso mi tocca assistere alla distruzione senza il mio gatto.

Mmmmh, pero' in effetti mancano ancora tre giorni...sai quanti gattili si visitano in tre giorni?

Previsioni del tempo per la prossima settimana





lunedì, dicembre 10, 2012

Missione Portegna

Buenos Aires e' un assalto ai sensi. Ma tipo assalto di cavalleria pesante, niente di meno. E riguarda tutti i sensi, olfatto e udito in primis, seguiti a ruota da vista, gusto e tatto.

Buenos Aires non fa prigionieri. E' sonora, caotica, sboccata, sporca e profuma di cibo e di corpi e di sudore e di fiori. Il silenzio, qui, non l'hanno proprio inventato.

E a Buenos Aires mi ritrovo in un caldo sabato primaverile a girovagare per le strade semi-deserte del weekend in cerca di un monumento caratteristico per scattare questa foto.

Il perche' ancora non lo so, forse un giorno lo chiedero' al diretto interessato.

O forse no, lasciando libera la mia fantasia e divertendomi ad immaginare storie e possibili finali legati a questo mio piccolo gesto per un'altra persona.

La richiesta era semplice, ma dettagliata:

ti prego, sabato 24 novembre, procurati un quotidiano di Buenos Aires e trova un fiore - un fiore qualsiasi, non mi importa dove lo prendi (scusami, amico mio, e scusate giardinieri argentini, ma l'ho strappato da un'aiuola) e se ce la fai, scatta una foto del fiore e del quotidiano con la data in bella vista ed in un posto con un monumento caratteristico della citta', insomma che si capisca bene che siamo a Buenos Aires (ehi, lo vedete la' sullo sfondo, l'obelisco,vero?).
Poi manda la foto a me, imbusta fiore e pagina del giornale e spediscila a questo indirizzo in citta', sperando che arrivi per il 28, quando c'e' la luna piena...

Impossibile ignorare una tale richiesta, insopportabile la curiosita' di sapere la fine di questa storia.

Ma poi, esistono davvero storie che hanno una fine?

giovedì, novembre 22, 2012

Out of the Comfort zone

"You should go out of your comfort zone" e' quello che mi ripete spesso il Capo in questi (ennesimi) giorni argentini.

E dopo due ore passate a chiacchierare con una splendida persona che non vedevo da 10 anni, aver perso il suddetto Capo nei meandri di Buenos Aires, essermi divorata 2 empanadas con un bicchiere di vino tutta sola in un locale di questa immensa citta', aver conquistato la fiducia della cameriera che mi ha lasciato andare a prelevare dei soldi dal bancomat in un'altra strada ed aver pure rimediato un invito a cena per domani sera da un distinto signore di origini calabresi, beh, direi che sono decisamente e felicemente fuori dalla mia zona di conforto.
E finalmente!
Che questa comfort zone negli ultimi tempi era diventata quasi un'oppressione: dopo l'operazione del babbo, la schiena dello Stregone, la continua ed infruttuosa ricerca di una casa e lo stress per il lavoro, la routine quotidiana si era trasformata in una sorta di gabbia, dorata si', ma pure pesante, ripetitiva, fastidiosa.
Per la prima volta ci eravamo ritrovati a battibeccare senza motivo, ognuno nervoso per fatti suoi, infastiditi da tutto e da nulla in particolare.

Ma poi, non improvviso ma quasi, arriva un viaggio.

E appena lasci casa, lavoro, trantran quotidiano e ti avvii all'aeroporto, ecco che le priorità in un attimo ritornano chiarissime. Ritorna la voglia di avventura, di cose nuove, di esperienze, ma nello stesso momento ti rendi conto di come negli ultimi tempi avessi dato per scontate cose che scontate non dovrebbero essere mai, come la fortuna di dividere la tua vita, fin nei suoi piu' insignificanti particolari, con una persona meravigliosa. Come il fatto di avere una vita fortunata, una famiglia unita, amici in tutto il mondo.

Cazzo, quanto si può essere egoisti e ciechi a volte.

Ma poi ti ritrovi con una valigia in mano, o in una citta' enorme ed ancora un po' sconosciuta, e l'unica cosa che vorresti in piu' e' condividere tutto questo con chi ami.

Ed alla fine, tutto ritorna chiaro e distinto come il cielo senza nuvole di Buenos Aires.

E tu ti ritrovi a sorridere da sola, davanti a due empanadas fumanti.
E ti rimetti anche a scrivere, sopra un foglietto stropicciato che porta la scritta "1810 Cocina Regional, Argentina".




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