mercoledì, maggio 21, 2014

Da quando non ci sei

Una settimana dopo ed il mondo va avanti lo stesso.
Incurante del fatto che tu non ci sia piu', continuano ad alternarsi notti e giorni, maree e nuvole. Noi ci alziamo la mattina, si va al lavoro, si fa un po' di sport, si mangia, si beve con gli amici e si va al cinema.

Pensa che sabato sera sono andata a cena in un ristorante etiope! Ed era buono e soprattutto si e' mangiato tutto con le mani, come mi sono divertita!
Poi pero' domenica non sono voluta andare a cavallo. Lo so che ti arrabbieresti se ti dico che l'ho fatto per tristezza e quindi m'inventero' una scusa, diciamo che non ci sono andata perche'  mi sono svegliata tardi.

Mi hanno detto che la chiesa era strapiena. Che hanno applaudito quando sei uscita. Che il coro era bellissimo e i bimbi hanno cantato per te - ma non per l'ultima volta, perche' sono sicura che ogni volta che canteranno di nuovo sara' per te.
E poi alla fine un bel gruppo di persone ti ha dato retta ed e' andato a mangiare una pizza insieme, come avevi chiesto tu.  Spero fosse buona quella pizza, che a te piaceva un sacco andare a cena fuori.

Ho letto di nuovo l'ultima chat che abbiamo avuto e finiva con io che ti dicevo che questa volta - passata questa "cosa" - dovevi davvero venire a trovarmi e tu che rispondevi sicura con un "assolutamente!". E ci credevamo entrambe, perche' lo sapevamo entrambe che tu, pazza come sei sempre stata, prima o poi avresti trascinato tutta la famiglia in questa avventura in camper nella terra di mezzo.

Chissa' quando hai capito che invece non ce l'avresti fatta. Che questa volta - la piu' importante - avevi perso. Una sconfitta ingiusta e traditrice. Perche' lo sappiamo tutti che l'avevi capito e sono sicura che tu abbia cercato in tutti i modi di lasciare un vuoto un po' piu' piccolo di quello che invece proviamo adesso.

Ci hai detto che dobbiamo continuare a sorridere perche' per te la vita questo e' stata, un sorriso continuo.

Quei molti che come te credono - e che io invidio sempre in questi momenti - sorrideranno pensandoti in un posto migliore, a portare bagarre e risate anche la'.
Gli altri, quelli come me, cercheranno invece di sorridere con i ricordi, che sono tanti e bellissimi, e andranno avanti come sempre ma con un posto di cuore dedicato per sempre a te, alla tua pazzia, alla tua risata contagiosa e alla tua gioia di vivere.

Non ti dimenticheremo. Mai.



giovedì, maggio 08, 2014

Con il nastro rosa

In diversi mi hanno fatto i complimenti perché ho deciso di aderire a questa bella iniziativa della 'Pink Ribbon Breakfast', ovvero l'organizzazione di una colazione a casa propria a cui invitare tutti gli amici per stare in compagnia e raccogliere donazioni a favore della ricerca conte il cancro al seno.

Ma io non l'ho fatto perché sono una bella persona, l'ho fatto per egoismo.

Io sono stufa. Sono stufa di vedere questa bestia malefica che si avventa contro persone a me care. Che poi le sceglie bene lui, le donne da distruggere. Prende le più vitali, le più forti; quelle che quando entrano in una stanza la illuminano con il loro sorriso o anche solo con la loro presenza. Le sue vittime preferite sono quelle amiche solari, frizzanti, positive la cui sola compagnia basta per farti sentire più leggera, se sei così fortunata da conoscerle.

E sapete loro come reagiscono?

Io mi nasconderei in casa a piangere, mi vergognerei del mio aspetto e mi lamenterei del destino crudele che si accanisce sempre con me. Sarei una preda molto facile.
Loro invece ti sorridono quando ti danno la notizia. E la settimana prima di andare a farsi la chemio si tagliano i capelli modernissimi e se li fanno biondi ossigenati, poi ti guardano e con una voce che tradisce lievemente sfida ed imbarazzo ti dicono:"Sai, ho sempre voluto vedere se stavo bene con questo taglio e questo colore, finalmente mi sono decisa! Tanto fra poco me li rado a zero...".
E te un po' ridi ed un po' piangi e le abbracci forte.

Loro, a quella bestia, gli danno del filo da torcere.

Ed alcune vincono.
E guardando quella distesa di cicatrici che un tempo era il loro seno, trovano - ancora! - la forza di sorriderti e dirti:"ah, io al chirurgo plastico gli dico che avevo la terza; tanto mica se ne accorge più che avevo una seconda scarsa ed almeno d'ora in poi finalmente mi si vedranno un po' di tette!"
E te un po' ridi ed un po' piangi e le abbracci forte.

Poi invece alcune perdono.
E tu non ci vuoi credere, non ci puoi credere. Donne bellissime, forti, coraggiose, attive, che fino a pochi mesi prima galoppavano in sella al loro cavallo e sognavano di venirti a trovare ed adesso se ne stanno andando. Ferme su una sedia a rotelle, perdendo piano piano la capacita' di fare qualsiasi cosa. Loro che hanno aiutato così' tante persone ed adesso hanno bisogno di tutto per continuare ad aggrapparsi ad una vita che le ha tradite così biecamente.

E loro, che io so non rivedrò, loro sanno benissimo cosa sta succedendo. Che questa volta, la più importante, hanno perso.
Pero' ti guardano e ti sorridono.

E quel sorriso riesce ancora ad illuminare ed a far ritrarre le tenebre che le circondano.

Io voglio un mondo dove queste donne non perderanno più e noi non perderemo quella piccola ma intensa luce che portano nella nostra vita.
Per questo ho deciso di ospitare una pink ribbon breakfast.

E chiunque altro si voglia unire, di persona alla colazione, o online con una donazione, ha tutta la mia gratitudine. Grazie, di cuore.

http://www.pinkribbonbreakfast.co.nz/page/breakfastatelisas


lunedì, maggio 05, 2014

Gioia e nostalgia


A volte ci vuole poco per essere felici. Tipo un messaggio della mamma che ti sveglia la mattina qui agli antipodi dicendo: "abbiamo vinto"

A volte ci vuole poco per sentire nostalgia di casa. Tipo infilarsi la vecchia sciarpa rossonera per andare in ufficio e con la mente pensare alla gente che in quello stesso momento, al di la' del mondo, sta festeggiando in piazza con quei cori che conosci a memoria da piu' di 25 anni.

Oggi e' un gran bel giorno per tutti noi coinquilini del Porta Elisa.
Una vittoria epica, soffertissima, piena di colpi di scena come solo noi tifosi sappiamo di doverci aspettare dalla vecchia Pantera.
Un  traguardo che sembrava dovuto ed e' stato invece conquistato con tutto il cuore, per tornare nel calcio piu' importante.
Che bello.


Oggi sono felice. Anche se sono qui a fissare uno schermo invece di far festa in Piazza Grande, so che la' c'e' gente che balzella su e giu' anche per me al ritmo di "chi non salta un pisano e'". E per una volta, a me, va benissimo anche cosi'!

venerdì, aprile 25, 2014

In caso di emergenza


Ciao a tutti, sto giusto spolverando un attimo le ragnatele che si erano accumulate da queste parti...allora, spazzolati tutti gli ovetti di Pasqua? Digerite le abbuffate di abbacchio alla scottadito? E il senso di colpa per l'imminente prova bikini e' già montato come la panna su quel profiterole che vi siete sbafati a Pasquetta?

Noi oltre che a rimpinzarci come maialetti siamo anche stati indaffarati a finire di dipingere in tinello per ammirare i risultati prima che la mamma tornasse a casa e poi ad accompagnarla a prendere l'aereo su fino ad Auckland...che e' sempre uno strappo al cuore vederla partire!

Poi giusto il tempo di rientrare a casa ed al lavoro che t'arriva una mattina la telefonata dello stregone: "Uh, mi sa che mi devi portare all'ospedale. Mi ha punto una vespa e sto avendo una reazione allergica forte"
Ok, tranquilla, si gestisce. Tempo quei venti minuti per rientrare a casa e poi si va insieme all'ospedale, in fondo mica si e' tagliato un arto e sta morendo dissanguato, no?
Prendo chiavi e giacchetto, avverto il collega e mi dirigo alla macchina. Non faccio in tempo ad aprire lo sportello che suona di nuovo il telefono.
E' ancora lo Stregone, questa volta con voce affannata e fioca che fa:"No Eli sbrigati che sto veramente male."

Due nanosecondi e scatta il panico totale.

Nella mente si forma questa immagine dello Stregone per terra con la bava alla bocca e nello stesso momento ti passano davanti agli occhi - tipo montaggio di vecchi film anni sessanta - tutti i casi di cronaca in cui la gente muore per punture d'insetto.
Ed io sono a VENTI minuti minimo da casa!!!
Il tempo di urlare nella cornetta:"Cazzo chiama un'ambulanza!! Subito!!!" e ho già fatto retromarcia fuori dal parcheggio lanciandomi verso casa ad una velocità non proprio da centro abitato.

Solo una trentina di secondi dopo mi accorgo che forse, l'ambulanza, sarebbe il caso la chiamassi pure io. Che uno con la bava alla bocca potrebbe avere delle difficoltà a farsi capire.
Quindi, sterzando abilmente per evitare il ciclista superinfoiato che si sta probabilmente allenando per le prossime olimpiadi, spingo sull'acceleratore e chiamo il centro emergenze.
E il numero e'... uh, non e' il 118 qui...e 911 e' quello americano - maledetti, maledettissimi film americani che ti insegnano cose non utili! - pero' siamo in kiwilandia, dev'essere qualcosa di semplice, dai che lo sai, pensa...111! ce l'ho!

Mi risponde un signore molto composto del centro ambulanze che mi chiede i vari dettagli. Ed io - incredibilmente - capisco tuttissimo e gli rispondo con un inglese che manco la regina, giuro. Sempre mentre con una mano tengo il cellulare, l'altra tiene il volante della macchina lanciata sulle curve delle baie e la mente si sta dilettando a dipingere scenari di morte e disperazione uno più cupo dell'altro. La lingua pero' va che e' una meraviglia, più lanciata della macchina, e faccio uno spelling di Jacaranda che manco nelle competizioni delle scuole americane (maledetti maledettissimi film americani che t'insegnano 'ste cose inutili!). Ja-ca-ran-da, Jey-Ei-Si-Ei-Ar-Ei-En-Di-Ei! Tie', che brava, penso mentre inchiodo dietro il nonno sulla panda. (che e' una toyota in realtà, ma giusto per rendervi meglio l'idea).

Il tizio mi dice che ci pensa lui, adesso chiama Ra a casa per parlarci e riattacca. Ed io mi ritrovo sola in macchina ad aspettare. Perché adesso non posso chiamare casa se chiamano quelli dell'ambulanza. Insomma devo dargli tempo, ma io devo anche sapere! E subito! Dolore di stomaco.
 Gli altri due o tre km di curve sono tutto un respira-respira-respira, aspetta-aspetta-aspetta, respira-respira-respira, bruttopezzodi@@dibambinodim@@-checa@@haipigiatoafareilsemaforopedonale-tipigliasselasquacquarellafulmninate, respira-respira-respira, aspetta-aspetta-aspetta, toglitidalc@@vecchiodimm@@@, aspetta-aspetta-aspetta. Sto andando a 90km all'ora e mi sembra di essere a piedi. Le nocche sono talmente bianche a forza di stringere il volante che paiono l'Himalaya su quei vecchi mappamondi rialzati. Certo che ti vengono in mente le cose più strane quando sei nel panico nero. Cos'e' che mi sto scordando adesso? Ah, si', respira, devi respirare.

Alla fine, saranno passati si' e no altri due minuti, i nervi cedono definitivamente e chiamo al cellulare.
I tre squilli più lunghi della mia vita, giuro.
Pero' poi lo Stregone risponde. "Come stai??!" "Un po' meglio, e' già arrivata l'ambulanza, adesso sono qui che mi visitano e quando arrivi tu andiamo tutti all'ospedale".

Lungo, lunghissimo sospiro di sollievo.

Grazie.

E grazie Nuova Zelanda, che hai fatto arrivare l'ambulanza attrezzata e preparata per il caso in meno di 5 minuti. Da oggi sono ancora più felice e tranquilla di vivere qui.


(Poi il resto, il marito rosso come un crostaceo appena cotto, gli steroidi da prendere come i campioni di body building, l'allergia che comunque non e' pericolosa come uno shock anafilattico e su fino alle risate di dottori ed infermieri alla vista dell'uomo Aragosta, lo avete probabilmente già sentito su Facebook...certo che non ci si fa proprio mancare niente in questa piccola, bellissima isola alla fine del mondo!)
Trova le differenze.


 


lunedì, aprile 07, 2014

Sull'insofferenza (buon lunedi')

Oh, sara' che ci ho le spalle bloccate e pure un crampo alla chiappa sinistra del sedere, che io non sono abituata a dipingere e zappare l'orto.
Aggiungiamo pure il cambio dell'ora che da' la mazzata psicologica pesante, specie se combinato con tutti gli status facebookiani di voialtri lassu' che state gia' in sandali primaverili.
E condiamo il tutto con l'arrivo del Royal Baby qui a Wellington, che manco fossero sbarcati gli alieni

(pero' grande Welly che ha messo su un bel nebbione per l'occasione e l'aeroporto e' attualmente chiuso, a meno di un ora dal presunto sbarco della trendy famiglia reale, welcome to NZ!)

Insomma, questo mix esplosivo di fattori, capirete, e' piu' che sufficiente per farmi indire la mia personale giornata mondiale sull'insofferenza.
Oggi mi urta il buio, il freddo, la pasta riscaldata al microonde, le vicine prolisse che ti dicono 5 volte in 30 minuti che il loro primo marito e' morto nell'81, la carta da parati, soprattutto la carta da parati che non si strappa, la gente in infradito che ti piglia in giro per il tuo maglioncino anche se fuori ci sono 12 gradi.
E la gente che si alza alle 5 la mattina e ti piglia in giro se dici che hai sonno. Ma te l'ho detto io di alzarti prima dell'alba? E spiegami la logica per cui se tu ti svegli 2 ore e mezzo prima di me io non dovrei avere sonno, perche' a me un po' sfugge.
Sono anche insofferente verso l'amica-mamma  che ti dice che sicuramente tu non puoi essere cosi' impegnata da non copiarle le foto del compleanno di uno dei nani, perche' tu non hai figli e quindi di sicuro hai un sacco di tempo libero. (incidentalmente, si', ce l'ho, ma mica e' colpa mia se te continui a figliare e io no.) E mi urtano da morire le persone che fanno tanta ma tanta attivita' fisica e poi ti prendono in giro. Cosi', senza manco aver bisogno di una scusa. Perche' loro sono gli unici autorizzati ad essere stanchi, che 4 mattine a settimana alle 6 meno cinque son gia' li' in palestra che pompano. Mmh...bravi?
E se proprio devo essere sincera mi da' fastidio anche la nebbia, le ragnatele che ti rimangono appiccicate nei capelli, i web designer che ti chiedono 8000 euro per una modifica al tuo sito web, le pozzanghere piu' fonde di quel che credi, la gente che si lamenta di tutto ma non fa nulla per cambiarlo e la vernice azzurra del bagno sulle unghie.
No, beh, in effetti quella almeno ha un bel colore.

Solo che anche le giornate meglio organizzate possono avere dei risvolti inaspettati e pure la mia generale insofferenza contro il mondo stamani ha subito un grave colpo quando, aprendo la mia pagina della colazione per l'associazione contro il cancro al seno che sto organizzando, ho visto che due amici lontani, due gran belle anime, hanno donato gia' dei soldini per l'evento.
Vi voglio bene.
Pero' m'avete rovinato la giornata rosicona perche' adesso per estensione voglio pure bene alle vicine prolisse, le mamme incasinate, gli insonni, i drogati di fitness e pure i lamentoni.
Continuo a non capire gli astemi e per i vegani, beh, adesso state chiedendo troppo. Ma mi applico, eh. Un altro paio di donazioni e mi mangio un panino senza glutine con du' foglie d'insalata scondita per celebrare. Promesso.

poi ve ne parlo diffusamente, tranquilli.
ma se volete gia' dare una mano, cliccate qui!

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