sabato, novembre 24, 2007

Metanopoli


Qui dicono che prima o poi tocca a tutti un giro a Metanopoli.
E giovedì scorso è toccato a me.
In effetti, era proprio la giornata giusta: nebbia e pioggia mi hanno costantemente accompagnata in questa trasferta verso la milanesissima sede centrale di ENI, Metanopoli appunto, com’è stata affettuosamente (?!) ribattezzata dai suoi dipendenti.
Il viaggio è iniziato su un’asettica golf grigia, con le cinture allacciate anche per i passeggeri dietro, che si muoveva spedita in un’autostrada piena di camion ed altre macchine grigie, e con una cortina di grigio uniforme come unico paesaggio disponibile oltre l’asfalto.
Beh, a voler essere sincere ogni tanto emergevano dalla nebbia i tralicci della luce, ed alcuni portavano pure appollaiati sopra dei segni di vita, in forma di sparuti, spettinati ed infreddoliti uccelli neri (strano…loro non erano grigi!).
Triste, penserete, ma almeno ti dava il conforto di sapere che c’era ancora un mondo oltre l’autostrada.
A completare il processo di estraniazione ci ha pensato il progressivo emergere di palazzoni di cemento, ovviamente grigi, ed un insolito bianconiglio in veste di maserati bianca fiammante che ci ha tagliato la strada in tangenziale inserendosi davanti a noi e scortandoci così gentilmente fino ai cancelli di Metanopoli.
Già in macchina avevo captato frasi strane quanto preoccupanti del genere “vi lascio alle torri o al cinque?”o “ma loro possono avere l’accesso per il tunnel sotterraneo o no?” e l’arrivo a Metanopoli mi ha confermato il fatto che più che nel Paese delle Meraviglie ero finita dritta in una puntata del cartone animato Conan (chi se lo ricorda?). Davanti a me si sono parati una serie di enormi blocchi di ferro, vetro e cemento che sono il cuore pulsante di Metanopoli, ma che in teoria dovrebbero anche rappresentare un grande tentativo di costruzioni a basso impatto ambientale. Quando ho fatto notare l’immane tristezza emanata dai numerosissimi cespugli secchi di una qualche erba infestante penzolanti dai tetti a balcone, mi è stato risposto:”Ma dai! E pensa che il complesso è stato studiato per avere il minor impatto possibile…dicono che dall’alto non si nota”.
Già,ma da mooolto in alto…e fra l’altro se non vuoi far notare un edificio a S.Donato milanese non lo fai verde…lo fai grigio!
Ma forse adesso è meglio invocare il nostro caro amico Velo Pietoso e stenderlo sul continuo all’interno di Metanopoli, a cui si accede consegnando la carta di identità, passando cinque, cinque!, check-in e firmando una serie di fogli imbarazzante; dove i corridoi sono grigi, le pareti pure, i soffitti idem, ma grazie a dio le sedie sono rosse; dove la mensa costa 8.80 ma ha il banchetto col kebabbaro; e dove c’è anche un fantastico lago artificiale, contornato di cemento e la cui unica ragione di esistere si manifesta solo in caso di incendio…
…benvenuti a Metanopoli, e lasciate ogni colore o voi che entrate!
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