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sabato, gennaio 30, 2016

la sconveniente e scandalosa voglia di rimanere retrogradi

Sabato pomeriggio di relax, sfoglio le notizie su internet.
E mi imbatto su questo edificante post, il cui titolo non prova neppure a nascondere la sua bieca funzione di clickbait, ovvero l'abbocco di gente curiosa, come la sottoscritta.

Il fatto che sia l'articolo più letto del giorno non e' ovviamente sorprendente ma di sicuro molto fastidioso, pero' diligentemente dono anch'io il mio click al mondo del gossip, incapace di sottrarmi alla voglia di capire cosa ci possa essere di scandaloso e sconveniente nell'ennesima foto sexy di una donna seminuda sulla copertina di una rivista per uomini.

Poi leggo tutto l'articolo - insulso e contraddittorio - e guardo la foto. E mi monta un po' di sana rabbia.
Primo, sta tizia pare sia abituata ad apparire in pubblico seminuda, quindi un topless in copertina non ha certo fatto cadere dalla sedia probabilmente nemmeno sua nonna, nonostante la prima frase 'dite addio alla ragazza a cui eravate abituati!' voleva provare in maniera imbarazzante a creare un po' di tensione.
Dalla serie sticazzi proprio eh.
Spero almeno ti abbiano pagato per scrivere st'indecenza, povero e sfruttato articolista a co.co.pro.

Secondo, ma santocielograndissimoepotente! E' un topless. Un normalissimo e photoshoppatissimo topless. Niente pose erotiche, niente nudi frontali.
Un topless come se ne vedono da DECENNI su tutta la penisola italiana.
Arricchito fra l'altro, nella versione dell'Huffington post e di instagram, di due belle stelline nere a coprire i probabilmente molto scandalosi e sconvenienti capezzoli.
(ma l'articolo si premura di darti anche il link alla foto non censurata, in caso ti faccia piacere, eh)
Questo perche' nel 2016 e nel nostro moderno ed evoluto Occidente, e' ancora proibito nel 90% delle piattaforme online pubblicare foto di donne in cui si vedono i capezzoli. Per gli uomini, ovviamente, e' molto diverso: un uomo a torso nudo con capezzoli in bella vista e' totalmente accettabile anche dalle Sentinelle in piedi e nessuno si sognerebbe mai di schioccarci due belle stelline nere per coprire quella che spesso, fra l'altro, non e' neppure una bella visione.

Mentre noi no.
Noi se posiamo in topless per un giornale siamo scandalose e sconvenienti (ma tutti i topless delle star pubblicate da novella 2000 vanno bene, pero') e se pubblichiamo foto in topless su instagram veniamo censurate in quanto pornografia  (leggetevi in giro della bellissima battaglia #FreeTheNipple).
Viviamo in paesi liberi e laici, pero' pare proprio che il capezzolo maschile non sia volgare mentre quello femminile ancora si', ed io che pensavo fossero entrambe ghiandole mammarie.
Evidentemente le nostre si guastano col crescere, che sai la gente si eccita, non si contiene più e poi e' ovviamente colpa nostra.


Adesso che mi sono sfogata con voi posso spegnere il mac e continuare a godermi il resto del weekend, ma certo non posso fare a meno di continuare a pensare che la strada dell'evoluzione umana sia ancora molto lunga e difficile, se  nel 2016 questa foto viene censurata:


E questa invece no:




lunedì, dicembre 14, 2015

Ma chi se ne frega del Natale quando esce Guerre Stellari.


May the hype be with you.

Nel nostro piccolo grande mondo nerd quest'anno Natale arriva in anticipo. Arriva con eserciti di cloni, navi stellari e spade laser con guardie di dubbio utilizzo, altro che slitte, renne e panzoni poco in forma sponsorizzati dalla cocacola.

E io ci ho provado, giuro, a far finta di essere una trentaseienne in carriera che si' per carita' bello l'amarcord ma nella vita ci sono cose piu' importanti. Che si' ok ho comprato i biglietti per il primo spettacolo, ma solo perche' davvero li ho visti per caso nel sito del cinema e ho pensato che potesse essere un divertente passatempo del giovedi' sera.
Io ci ho provato. Anche a giustificare in qualche modo il fatto che stiamo vedendo 6 film in 5 giorni, pure i film inesistenti, che grazie a dio non hanno mai girato veramente senno' sarebbero state delle boiate infinite.

Ma la realta' e' che c'e' un solo pensiero fisso in mondo nerd in questi giorni.
Ed e':'ti prego ti prego ti prego JJ non ci rovinare le feste.'

La realta' e' che io mi sono commossa a vedere volare di nuovo il Millennium Falcon, anche se per pochi secondi, anche se in un teaser su yuotube di tanti mesi fa.

La realta' e' che alla prima lens flare di troppo o al primo stupido pupazzetto in CGI che pretende di essere un alieno senziente,  ho gia' pronte le taniche di benzina per dar fuoco al cinema. E questo include gli Ewoks, ovvio.

Insomma, la mia lettera a Babbo JJ quest'anno e' semplice, ho solo una richiesta:
"Caro Geggei, siamo in tanti ad aspettarti. Se arrivi con un regalo di merda, sappi che la nostra vendetta sara' veloce e spietata. Con affetto, tutti i nerds del mondo."

E che l'aspettativa alle stelle la Forza sia con tutti noi.

PS. a rileggere sto post subito dopo l'ultimo che avevo scritto mi prende un attimo male, quindi tengo a precisare che ero ironica e non ho veramente intenzione di bruciare nessun cinema ne' di punire veramente un povero regista se fa un film brutto. Oddio, pero' magari una manciata di confetti Falqui nel caffe', ecco quello si' dai.

mercoledì, agosto 26, 2015

S.


Ovvero come un solo libro di carta, nell'era della conquista del mondo da parte degli (utilissimi) ebooks, riesce a far ricordare a tutti noi lettori di lungo corso il perche' li abbiamo amati e li amiamo cosi' tanto, i libri.

E lo fa al primo sguardo, appena liberiamo questo malloppone dalla sua elegante custodia nera - rompendo il sigillo di carta invecchiata che lo unisce alla custodia come un cordone ombellicale - ed apriamo a caso una delle sue pagine.
La carta ingiallita, il vecchio font, l'impaginazione antica, gli stampi della bibilioteca, le macchie di umido, una cartolina del brasile che scivola fuori da una pagina e una mappa disegnata su un fazzoletto di carta che spunta da un angolo...e poi le note.
Note che riempiono i bordi delle pagine, si rincorrono con frecce e asterischi, una fitta conversazione fra due persone che si dipana in diversi spazi temporali, sovrapposti ma fluidi, identificabili facilmente dai diversi colori delle penne.
E tu sei gia' conquistata.
10-15 secondi e l'unica cosa che vorrai fare per le prossime ore e' accoccolarti sul divano e sfogliare questo libro moderno che sembra arrivato direttamente dalla tua adolescenza, carico di misteri che aspettano solo di essre risolti.


S., prima di tutto e forse soprattutto, e' una gioia per gli occhi. Ti aspetti quasi di sentire quell'inconfondibile odore di libro vecchio, vissuto, sfogliato e spiegazzato da innumerevoli dita che avevano i libri della biblioteca scolastica. E' ipnotico, non puoi fare a meno di continuare a sfogliare a caso, con vecchie foto in bianco e nero o note scritte fitte su  fogli protocollo che minacciano di cadere da ogni parte.

Poi, ovviamente, inizi a leggere.
Come lo leggi? mi hanno gia' chiesto alcuni amici.
Beh, credo che anche questo sia volutamente lasciato alla decisione del lettore. Come leggevi le note in cui ti imbattevi nei libri in prestito? Dal punto diretto dove finiva la sottolineatura, arrivavi alla fine del paragrafo o ti leggevi tutta la pagina e poi le note?

S. e' un regalo agli amanti dei libri fatto da un amante dei libri (e della magia dentro ogni storia) e quindi ci lascia liberi di leggerlo come piu' vogliamo, di goderci a modo nostro e fino in fondo quest'esperienza che non sapevamo ci mancasse cosi' tanto.

In realta' e' chiaro che il libro un po' ti guida: sottilmente, attraverso il sovrapporsi delle note, lentamente dipana la seconda (o forse la principale?) storia raccontata in quelle pagine ingiallite. Ognuna di queste pagine sfogliate transmette il senso della scoperta su tanti livelli diversi ma interconnessi: dal mistero del passato racchiuso nelle parole battute a macchina al mistero di due persone che si aprono all'altro usando delle note a margine fino ancora al mistero in cui vengono trascinate, di nuovo e sempre da quel libro intorno a cui tutto gira.
(Si', a volte pure la mia testa).


S. e' un atto di amore incondizionato verso i libri. Raccoglie e ti trasmette l'essenza stessa del libro di carta, la sua caratteristica intrasmettibile all'ebook: quello di essere vivo, perche' vissuto.
Ogni nota scarabocchiata a margine, ogni sottolineatura, orecchia nell'angolo, macchia di caffe', ogni segno umano rende un libro unico, gli dona la sua personalita', gli regala un passato.
S. e' finto, lo, ma a volte si fa fatica a crederlo.

E adesso che cala la sera e sto per chiudere l'ufficio, l'unica cosa che ho in mente e' tornare a casa, accendere un fuoco ed accoccolarmi sul divano con il librone in grembo, pronta a farmi avvolgere dal mistero e stando attenta a non far scivolare via nessun biglietto nascosto tra le sue pagine.

mercoledì, maggio 20, 2015

Con il nastro rosa


E' difficile scrivere in un post le fortissime emozioni che si provano in una mattinata di festa come quella che abbiamo vissuto sabato.

Prima di tutto ci sono i preparativi, che sono lunghi e a volte laboriosi, perche' vanno fatti nei ritagli di tempo che si trovano durante il giorno, perche' all'inizio ci credi poco pure tu, perche' non ti sembra possibile che la gente ti regali i suoi prodotti ed il suo tempo, condividendo il tuo entusiasmo in cio' che fai.






Poi c'e' il battage pubblicitario, dove ti senti quasi una Vanna Marchi della beneficienza, intasando le caselle email ed i social network con il tuo poster rosa che chiede a tutti aiuto per salvare le tette.


E ci sono millemila cose da ricordare ed organizzare e man mano che il giorno si avvicina aumentano le sere passate ai fornelli e le visite al supermercato.


Ad un tratto poi, ti rendi conto che la colazione sara' il prossimo weekend ed inizi a correre, organizzando le ultime cose e pregando perche' le previsioni del meteo migliorino, mentre da ogni dove continuano ad arrivare tanti e preziosi aiuti.

La tensione cresce costantemente: che succede se poi la gente non viene? Tutto questo ben di dio donato e se poi siamo solo 4 gatti? Come si fa a fare l'asta se siamo in pochi? Piaceranno i biscotti, gli olii, i sottopiatti in vendita? E gli oggetti dell'asta, riusciremo a venderli tutti? Oddio, non ho preparato il discorso!!!



Finche' ti ritrovi la sera prima, esausta ma super carica, la tensione che ti molla un poco, perche' tanto ormai e' andata, c'e' solo da aspettare il giorno dopo. In casa la famiglia e gli amici che ti aiutano ad impacchettare, infiocchettare e ancora cucinare...poi spegni le luci e vai a letto.

Ed arriva la mattina della colazione. E' tutta una corsa, e sempre e comunque hai tanti amici intorno a te a prepare, mettere le decorazioni, imbellire i tavoli, farti un sorriso.


Tutto e' pronto. Per un momento c'e' il silenzio, ci guardiamo in attesa.
E poi ecco che comincia ad arrivare la gente. Gente bellissima che porta ancora altri doni ed altro cibo, che compra felice biscotti e biglietti della lotteria, che si combatte a suon di risate e rialzi ogni singola cosa messa all'asta.
E' una festa. Le donne che chiacchierano e ridono. i bambini che si divertono con la sabbia di Ginelle e gli uomini...nascosti in cucina!


E tu sei li con la pelle d'oca, perche' non sai bene come hai fatto a ricevere cosi' tanto aiuto e soprattutto tutta questa felicita' che ti sta intorno. Molte se ne vanno ringraziandoti della bella mattinata, portandosi via non solo i doni che si sono comprate od hanno vinto, ma soprattutto un bel sorriso stampato in faccia.

Ti dicono che e' merito tuo, tutto cio', ma tu sai che non e' vero: che tu una cosa del genere non saresti mai stata capace di farla da sola, che c'e' il lavoro, la passione e la generosita' di molti - alcuni anche sconosciuti - dietro tutto questo.

Tutto finisce, si mette a posto e si va casa, ma tu sei ancora felice. Una felicita' di quelle belle, che durano a lungo, che ti fanno rivedere in un'ottica diversa i banali problemi di tutti i giorni.
Fare del bene e' terapeutico e soprattutto ti fa ritrovare la fiducia nel genere umano...provate anche voi!

piu' di 2000 dollari raccolti. Che bella giornata!




giovedì, aprile 16, 2015

Periodo silenzioso

Ci sono periodi che il foglio bianco sullo schermo pare uno spazio vuoto che aspetta solo di essere riempito.
E ci sono periodi dove invece quel vuoto pretende di rimanere tale.

Avrei voglia di raccontarvi le mie solite storie, sperando almeno ogni tanto di farvi ridere o darvi qualche aneddoto della vita a testa in giu'. Mi vengono in mente quando sono sotto la doccia, o in macchina o - ovviamente - sul cesso, ma poi vedo questo foglio bianco carico di aspettative e mi pare che in fondo non valga poi cosi' tanto la pena di raccontarle. Che non valgano neppure i pochi bytes che andrebbero ad occupare.

Insomma, e' un periodo silenzioso, ma come tutti i periodi anche lui passera'.
Perche' in fondo ci voglio troppo bene a questo piccolo angolo tutto per noi, quattro gatti sparsi per il mondo che pero' un sorso di Vitamina se lo fanno volentieri. E poi  mi piace raccontarvi le mie storie, per quanto piccole ed insignifanti siano nel grande tessuto del multiverso.

E siccome sono buona e non voglio lasciarvi in balia dell'internetto senza almeno qualcosa di bello da guardare, ecco qua solo per voi questo meraviglioserrimo sito di illustrazioni a forte contenuto nerd.
Io ci ho gia' tipo 15-16 disegni che DEVO assolutamente possedere, prima o poi.
Chi c'e' in cima alla lista? Che domanda stupida.
LUI, ovvio.

Lunga vita e prosperita', che io intanto domenica me ne vado al cinema a vedermi l'Ira di Khan.

venerdì, gennaio 09, 2015

il tuo Dio.

(post potenzialmente offensivo per molti in quanto frutto di uno sfogo di rabbia e di un'opinione prettamente personale. Se non vi va di leggere, non continuate oltre)



lunedì, dicembre 22, 2014

I tre nodi. Favoletta di Natale sulla differenza di genere.

Tutti gli studi sul DNA umano hanno sempre evidenziato come la nostra specie abbia un codice genetico pressoche' identico per tutte le sue diverse razze. Paradossalmente, ma in realta' manco troppo, la differenza genetica piu' spiccata si ha tra noi donne (un intero cromosoma in piu'!) e voi uomini.
Sebbene spesso mi bulli di questo patrimonio generico piu' ricco, ancora piu' spesso mi devo rendere conto che non sempre la complessita' aiuta nella vita di ogni giorno. Specialmente quando un essere piu' complesso si trova a dover cercare di capire un esemplare un po' piu' semplice. Insomma, ogni volta che noi donne cerchiamo di capire cosa passa per la testa a voi uomini. E credeteci, e' un po' il nostro sport preferito (ma cosa ve lo dico a fare, vero?).

La storia dei tre nodi, che risale ormai a forse piu' di 10 anni fa e i cui protagonisti adesso sono felicemente sposati e genitori orgogliosi, e' uno degli esempi piu' fulgidi di questo sport prettamente femminile, il famoso 'ma secondo te lui che voleva dire con questo?' (Dovrebbero farlo disciplina olimpica)

La storia ha inizio quando M. e R. si incontrano in discoteca, un sabato sera di tanti anni fa. Tra loro scatta subito qualcosa e i due si scambiano i numeri. Il giorno dopo M. chiama la sottoscritta per una chiacchierata 'd'emergenza' davanti al nostro classico caffe'. Ovviamente seguono diversi (molti) minuti di dettagliate descrizioni su R.: cosa indossava, che scarpe aveva, il cappotto di montone ommioddio, che cosa si sono detti (cercando ovviamente di ricostruire le frasi scambiate in tutta la serata parola per parola, in caso ci fossero dei sottintesi importanti che potrebbero essere sfuggiti alla prima interpretazione) e se richiamera' entro la sempre taciuta ma universalmente riconosciuta data di scadenza dei tre giorni. Normale amministrazione, insomma.

Questa volta pero' c'e' un dettaglio insolito che merita attenzione e sopratttutto il dispiego poderoso di tutto l'arsenale analitico dotato al genere femminile dal famigerato cromosoma in piu': R. quella sera indossava anche una semplicissima catenina d'oro, senza alcun pendaglio, ma con tre nodi fatti manualmente (probabilmente da lui stesso).
Cosa poteva significare? Che cosa rappresentano quei tre nodi?
E' chiaro che un dettaglio del genere non possa essere trascurato. Potrebbero questi tre nodi indicare la sua famiglia, i genitori e un fratello o una sorella? Ovviamente la prima sera che due si conoscono e per di piu' in discoteca, la composizione del nucleo famigliare non e' proprio il primo argomento di discussione, quindi non abbiamo dati sufficienti a disposizione per validare la tesi. Pero' invece che indicare la famiglia, magari i nodi sono per qualcosa di piu' profondo. Forse sono le sue ex-ragazze? Certo sarebbe un po' tamarro segnarsele con dei nodi...oddio, e se invece sono amici che sono morti? O qualche altro lutto? Che cosa terribile, che uomo tormentato!
E se invece il bastardo fosse fidanzato ed ogni nodo corrisponde ad un anniversario?

Beh, immagino sia chiaro pure a voi che a quel punto la faccenda dei tre nodi fosse diventata di vitale importanza e se mai R. avesse richiamato M. (entro i tre giorni, altrimenti e' ovvio che non e' interessato a sufficienza e va quindi mandato velocemente a spigare), lei avrebbe dovuto scoprire prima possibile il significato di quei benedetti nodi.

Detto fatto, R. richiama il giorno dopo, puntuale e concentrato come un segugio che ha fiutato l'osso, i due si rivedono e da li' inizia questa loro lunghissima storia d'amore che e' ancora in corso.
Ma ovviamente alla prima occasione utile M. chiede il significato dei nodi.
R. la guarda quasi sorpreso e le risponde:

"Quali, questi? Ah, beh, e' che la collanina mi stava troppo lunga quindi ci ho fatto i nodi per accorciarla."

Morale della favola: che siate maschi o femmine ricordate che e' Natale e che probabilmente l'altro sta davvero facendo uno sforzo enorme per capire un cervello che funziona in maniera decisamente diversa dalla vostra. Quindi, almeno fino a Befana, siate piu' buoni con l'altro genere!

Buone feste, eh. Mangiate pandori anche per me!


martedì, dicembre 02, 2014

Sul dramma del taglio di capelli

Lunghi Lungh a 17 anni
Io ed i miei capelli abbiamo sempre avuto un rapporto d'amore ed odio come neppure Rossella e Rhett Bluter. E' che io ai miei capelli ci voglio bene: sono ribelli ed anarchici, tendenti sempre e comunque a far come gli pare e piace e restii a qualsiasi tipo di cambiamento. Insomma, son capelli fini ma carichi di personalita'.

Famosi fra i parrucchieri della lucchesia gli episodi di rigetto del colore al primo shampoo (da riflessi ramati a biondo basico nel tempo di una doccia, che pareva fra l'altro il set di Psyco) o di rifiuto totale a piegarsi in riccioli: due permanenti nel giro di una settimana annullate con due docce nella settimana seguente. Credo sia materiale da Guiness dei Primati.

Il problema con capelli del genere e' che l'unico modo per poterci convivere e' ignorarli. Ritrose, stopposita', pieghe strane...nulla, manco un secondo sguardo nello specchio. Giusto il tempo di spazzolare e districare i nodi e ciao. Forse per questo motivo, o forse per la sindrome da principessa Disney (Bella Addormentata noi ti odieremo per sempre), i miei capelli sono sempre stati lunghi lunghi.
In realta' ho tagliato i capelli solo due volte nella vita.
I piu' corti a 24 anni
La prima fu un trauma che ricordo ancora bene: ero in seconda media e volevo davvero tanto fare la 'persona grande' percio' decisi di dare un taglio non metaforico al look da piccola principessina bionda. La mamma mi porto' dal suo parrucchiere in citta', il salone di Luigi in Piazza San Frediano, per un taglio a caschetto sulle spalle. Mentre ero li' che aspettavo, mi sciolsi i capelli di fronte allo specchio e loro - i maledetti - ricaddero fluenti fin quasi alla fine della schiena, lievemente ondulati e splendenti come MAI lo erano stati prima. Bastardi. Ed io li', a fissare questa cascata bionda nello specchio.
Ovviamente mi misi a piangere: grossi lacrimoni silenziosi che mi rigavano le guance. Luigi mi chiese allora se non volessi giusto una spuntatina, ma riuscii a ritrovare il controllo della situazione e decisi di continuare: mi fece una bella treccia, con elastico in cima ed in fondo e poi zac, un bel colpo di forbici e mi ritrovai la treccia in mano come souvenir (credo sia ancora da qualche parte nell'armadio sottoscala a Lucca. Non chiedetemi come abbia fatto ad arrivare fin li'.)
L'unica altra cosa che ricordo di quel taglio e' che spesso ci facevo l'orripilante frisee che andava tanto di moda ad inizio anni 90 con una piastra comprata apposta dalla mamma. Ed evindentemente che decisi quasi subito di farli ricrescere. (Il frisee...ma vi rendete conto a quali torture ci hanno sottoposto gli anni novanta? Davvero non bastavano i fuseaux con le ghette?)

Il secondo taglio invece non ricordo assolutamente ne' quando ne' come me lo sia fatto. Testimonianze fotografiche mi vedono con capelli lunghissimi fino al 2001 e poi con capelli corti corti dal 2002. Quindi una qualche febbre da nuovo millennio mi deve aver colto nel frattempo e fatto adottare il caschetto corto che mi sarei poi portata per tutto l'erasmus e pure un po' oltre. Un taglio di sicuro molto meno traumatico del precedente.
Cespugliami!
Da li' in poi tutta una discesa, modellata con amore dalla mia fantastica Daniela, fino al super cespuglio biondo post-matrimonio...che probabilmente ha segnato un po' il limite finale per i capelli a principessa Disney, dato che ormai da tempo il mio role-model non e' piu' la Bella Addormentata ma quella stilosissima e capacissima donna in carriera che e' Malefica.
E quindi sono tre annetti che galleggio fra lunghezze medie in cerca del coraggio per compiere il terzo taglio.
(Daniela non mi avrebbe mai permesso di scrivere queste righe, ogni taglio per lei era un sacrificio personale!)

Ora, mettiamo che finalmente abbia trovato il coraggio di decespugliarmi, ecco che improvvisamente mi si aprono nuove, troppe, frontiere: pensate di dover decidere voi il vostro primo taglio dell'era internet!
Le altre due volte che mi sono tagliata i capelli non c'era nessuna connessione globale ad assistermi. Quello che una doveva fare allora era andare dal parrucchiere e sfogliare cataloghi e riviste finche' non le saltava agli occhi qualcosa che le piaceva. Al massimo, se una era proprio organizzata, si ritagliava qualche immagine di pettinature delle star da TV Sorrisi e Canzoni o simili.
Invece adesso c'e' Pinterest.
Pinterest e' il male, fatevelo dire. Pinterest ti trova i tagli non solo della misura che vuoi ma pure adatti al tuo colore ed al tipo di capelli. E sono milioni!
La pazzia. L'orrore della troppa scelta. Una ci puo' affogare di Pinterest, davvero.
Comunque.
Senza lasciarmi prendere - troppo - dal panico e senza farmi trascinare - troppo - dall'entusiasmo, ecco una carrellata di tagli che mi potrebbero piacere. Pronti?
Et voila', direttamente dalla mia board creata per l'evento:

tanti tanti tagli...
Per ora la preferenza va al primo:

te piacerebbe senbrare cosi' eh! #credici
anche se i miei capelli dopo saranno sicuramente piu' simili al secondo...frizzosi e disordinati
Suggerimenti? Idee? Altre immagini? (Gesu', rispondete di no alla terza domanda, vi prego!)
Insomma che faccio, taglio?

(PS. certo, poi c'e' anche quel piccolo dettaglio di trovare qui in NZ il parrucchiere che sappia farmelo, il taglio che scelgo, ma vabbe', un passo alla volta!)

lunedì, novembre 03, 2014

Nerdita' e copyrights

Dato che era tempo di Halloween Lucca Comics, che ovviamente diventa sempre piu' figo piu' passano le volte che non ci posso andare, mi pareva simpatico condividere con voi le perplessita' che attanagliano gli animi nerd di Jacaranda Grove.

Sera, interno notte. La Zitella e lo Stregone hanno appena finito di guardarsi il primo trailer di The Avengers - Age of Ultron.
(questo, nel caso negli ultimi giorni foste stati in ritiro in un monastero tibetano:)

Entrambi non grandi intenditori di fumetti della Marvel, ma con la Zitella che ha avuto negli anni passati un crash course sui vari personaggi grazie a quel genio del Doc.

Lo Stregone chiede:"E quindi chi e' sta gente che appare nel trailer?"

La Zitella ribatte:"Allora, il cattivo e' Ultron, un'intelligenza artificiale che si impossessa dei droni costruiti da Ironman. Nei fumetti e' inventato da un certo personaggio che nei film non c'e', quindi credo che abbiano dato a Stark la paternita' del cattivo, ecco anche perché son tutti incavolati con lui. Potrebbe anche essere l'inizio della Civil War dei fumetti, anche se sembra che li' sia innescata dall'uomo ragno che pero' e' della Sony e quindi potrebbe non esserci..."

"Della Sony? e che significa?"

"Eh, che i diritti cinematografici dell'uomo ragno non ce li ha la Marvel, ma la Sony. Quindi in teoria non può partecipare ai film della Marvel, anche se pure lui e' coinvolto con gli Avengers...pero' pare che la Sony glielo possa prestare giusto per un film...tipo in trasferta, capisci?"

"Eh? e questo che vuol dire? Che la Marvel non può usare i suoi stessi personaggi in un film?"

"Gia', proprio questo. Hai presente infatti quei due ragazzini che si vedono? Eh, sono Pietro e Wanda (nomi più belli non potevano trovarli, ndr), ovvero Quicksilver e Scarlet Witch, i figli gemelli di Magneto degli X-Men. Solo che gli X-Men sono della Fox.."

"E quindi?"

"E quindi nulla, d'altra parte loro sono personaggi fondamentali anche degli Avengers, quindi in realtà i loro diritti ce li ha anche la Marvel. Percio' li possono usare entrambi, solo che quando stanno con gli X-Men non si può dire che sono anche dei vendicatori e quando stanno coi vendicatori non si può dire che siano figli di Magneto e che siano mutanti...li chiamano "dotati"..."

"Madonna...come se i fumetti non fossero già un casino da soli..."

"Eh, pero' dai, hai sentito che bella la canzone 'Non ho più fili' cantata dalla voce di un bimbo?"

"Si', bella, azzeccata a questo Ultron"

"Moltissimo! anche perche' e' la canzone cantata da Pinocchio nel film Disney, perché lo sai che la Marvel e' della Disney, vero? Quindi possono metterci le loro canzoni senza problemi..."

"Ah. Ok. Insomma Avengers 3 ci avra' pure la Sirenetta a calciare culi, ho capito."

"Basta che non la chiami una mutante, perché senno' la Fox..."

"Aaaaaaaaaaargh!"


giovedì, settembre 04, 2014

Sempre la stessa storia

E' sempre cosi' quando devo partire da sola.

Nonostante i dieci viaggi intorno al mondo (11 se si conta il primo sciagurato viaggio in Argentina via Los Angeles e Houston) e la sicurezza mostrata in altri post, la realta' rimane quella:
ogni volta che devo fare un viaggio medio-lungo in solitaria mi assalgono ansia, stress e fatica cronica.

Ovviamente la fa da padrona quella sottile (ma a volte neppure troppo) paura innata di volare che ognuno di noi ha dentro di se' - e si' lo so che in alcuni di voi e' molto ben nascosta, ma non potete negare di avercela..perche' altrimenti mi rovinate la statistica e dovrei pensare a riscrivere la frase, cosa che non ho la minima voglia di fare.
Ma dicevamo, la paura dell'incidente aereo: che non e' piu' tanto l'idea di finire arrosto quanto un maialino da latte in un altoforno - seppure non sia, ecco, l'immagine piu' allettante che possa venirmi in mente su me stessa - quanto quella di doverci finire disperatamente abbracciata al cicciuto e sudaticcio sconosciuto vicino di sedia.
Che poi una ci pensa con quel minimo di razionalita' ammessa nelle frenesie ansiogene e si rende conto che se la cosa deve proprio succedere, meglio che succeda ad uno di noi e non ad entrambi. Pero' poi parte il film in cui lo Stregone faticosamente riesce a rifarsi una vita e tipo lo vedi li' circondato da nipoti saltellanti ed affettuosi che si legge l'ultima pagina dell'ultimo libro di Games of Thrones (aka the song of ice and fire, per fare la precisina) ed ecco, ma anche andatevene tutti a quel paese, tu e i tuoi nipotini che poi non vuoi neppure figli quindi da dove cavolo sono saltati fuori sti ragazzini?

Insomma, un delirio. Mentre quando mi e' dato di partire con qualcuno, marito, genitori, parenti, amici o capimanzi che siano, allora sono una pacchia: sorriso in faccia e passaporto in mano, voliamo verso nuove avventure!

Che ci posso fare, ognuno ha i suoi problemi.

Comunque, per tirare due conclusioni in questo post altamente sconclusionato (stream of consciousness joyciana mi fai una cippa!) io sto per partire, sto sopportando il solito calvario di ansie e preparando il solito listone pseudotestamentario ai familiari - che quest'anno ha raggiunto vette di perfidia inaudite quando ho fatto promettere allo Stregone che se muoio deve prendersi un gatto in mia memoria (tie', fregato) - pero' fra una settimana saro' a godermi il sole il caldo il tempo, ma soprattutto la famiglia e gli amici, nella mia terra natia...eh beh, questa cosa vale sempre tutti i deliri del mondo e anche di piu'!
Ci vediamo presto, amici Boreali!

Ah ed ovviamente ricordate: se cade l'aereo al primo che mi scrive RIP su facebook prometto solennemente di infestargli casa stile poltergeist per almeno 10 anni.


giovedì, agosto 21, 2014

Che lavoro fai?

La domanda più temuta in assoluto, fonte di battute ma anche discussioni pseudoserie (che finiscono pure su linkedin:"definite il vostro lavoro in una parola!") tra noi del GIS.

Di solito la conversazione si svolge così:
- Che lavoro fai?
- Uh, ecco, sono un'analista e modellatrice GIS. Sai per caso cosa sia il GIS, il sistema informativo geografico?
- No.
- Beh praticamente significa che lavoro con i dati geografici, spaziali.... - sguardo vacuo dell'interlocutore - insomma per farla breve faccio le mappe.
- Ah, le mappe!
- Si' ma digitali, sul computer... - sguardo vacuo di nuovo - beh, hai presente Google Earth?
- Si'!
- Ecco quelle sono le mappe digitali.
- Ah ma quindi tu fai queste mappe qui, tipo Google, figo!
- Beh ecco, in realtà si può dire che faccio questo, ma e' un po' più complicato...
(interlocutore più interessato/avventuroso) - Oh racconta!
- Eh beh, vedi, noi si prendono tutte queste variabili spaziali, le strade, la geologia, l'elevazione del terreno, la pendenza e tante altre cose e le combiniamo insieme con determinati parametri per trovare i posti più adatti per quello che stiamo anali... - catalessi imminente dell'interlocutore, urge qualcosa di concreto! - ...per esempio una cosa ganza che facciamo noi e' cercare di capire con queste modellazioni dove ci sia la probabilità più altra di trovare l'oro!
- L'oro?!
- Si'!
- Ah ma allora fate tipo delle mappe del tesoro!
- Quelle! - sorriso di sollievo dell'interlocutore che mentalmente si e' appuntato di non chiedere mai più a nessuno di cosa si occupi...
- E comunque non ti preoccupare, neanche mia madre ha ancora capito che lavoro faccio...

parlare di mappe del tesoro m'ha messo sete..

mercoledì, luglio 23, 2014

Dimentica i tuoi piccoli problemi personali...

...occupandoti invece di quelli di un'intera civilta'!



Che io vorrei tanto parlare con quel genio che ha inventato sto gioco della cippa, conosciuto ai piu' come Civilisation (IV, per l'esattezza) e dirgli piu' o meno questo:

Mio caro Sid, io me ne torno a casa la sera, dopo una giornata passata a lavorare e risolvere problemi, e devo pensare a cosa cucinare per cena, magari accendere il fuoco e mettere a posto casa, parlare coi miei e tutte le altre solite incombenze della vita di tutti i giorni. Quindi puoi ben capire che se accendo il mac per giocare un'oretta, lo faccio squisitamente per dimenticare questi piccoli problemi almeno per un po'. Ora non voglio dire che il tuo - fantastico - videogioco non riesca in questo obbiettivo, anzi! Quando gioco a Civ IV dimentico in un batter d'occhio tutte le mie vicissitudini...perche' adesso devo occuparmi delle vicissitudini di un'INTERA civilta'!!!
No, ma ti pare? Un po' come quello che si getto' nell'acqua per paura d'affogare.

Altro che sugo che si attacca, qui ci ho il  mio povero esploratore della preistoria che deve sfuggire ad orsi e leoni, i miei piccoli guerrieri che si devono difendere da orde di barbari e i pionieri che devono trovare i terreni adatti per le mie nuove citta'. E poi le citta' che crescono e vanno mantenute, e i cittadini che devono stare bene ed essere contenti senno' mi vanno in sciopero, e le nuove tecnologie da imparare, e un esercito da schierare ai bordi in caso di vicini propensi alla guerra, e tutte le trattative diplomatiche da instaurare con quei capricciosi degli altri leader mondiali. Chi ha piu' tempo di preoccuparsi se le mie pagine web adesso hanno i bordi non allineati?

Che poi sei pure un sadico, mio caro Sid, perche' lo sai vero che noi donnine bionde ci affezioniamo...e ci dispiace ogni volta che un battaglione viene annientato dai nemici (cioe' ti rendi conto che nel tuo mondo un cavolo di cavaliere con spadone puo' far fuori un artigliere armato di bazooka? dai su, siamo seri e rendetemi il mio artigliere!). Rimiriamo le nostre belle citta', tutte orgogliose che siamo riuscite a costruire il partenone e la torre eiffel prima di tutti gli altri e poi...


ecco, appunto.
Come vuoi che  ci rimanga una? Come speri che non scoppi a piangere disperatamente e ricarichi subito dal salvataggio precendete, con l'orrendo senso di colpa perche', lo si sa, ricaricare e' un po' barare?

Quindi, caro mio, sono giunta alla conclusione che sia tutta colpa tua se non mi stacco dal gioco anche se la cena e' gia' servita - ancora un altro turno che devo assolutamente costruire questo carro armato! - o che la sera a chiacchiera col marito invece delle varie novita' del lavoro gli spiego in dettaglio le problematiche di avere come vicino quel pazzo di Montezuma e che Alessandro vuole ad ogni costo che cancelli i miei trattati con Caterina, ma lei mi sta simpatica e mi riempie d'oro e quell'oro mi serve se voglio costruire l'universita' di Oxford nella mia capitale. Perche',ovvio, chi non vorrebbe Oxford dietro casa?

Percio' sappi che sono molto perplessa dall'idea di far dimenticare i problemi personali alla gente affibbiandogli quelli di un'intera civilta' di cui essere leader assoluto.

Pero' d'altro canto ho sempre saputo che sarei stata un'imperatrice della madonna. Perche' come saluto io con la mano, nessuno mai. E devo ammettere che quando le mie piccole citta' celebrano il 'we love the monarch day' e' in effetti molto appagante. Insomma, per adesso ti perdono. Ma ti avverto, una mossa falsa e ti scateno contro quello psicolabile di Montezuma.

PS. Ed si' ok, e' proprio bella la sigla che hai scelto, mica per caso la prima canzone di un videogioco a vincere un Grammy!


lunedì, luglio 07, 2014

Il giro del mondo in 80 ore. Protocollo di sopravvivenza a viaggi intercontinentali

Qualche giorno fa stavo leggendo questo post della Spora, un vero vademecum per la viaggiatrice intercontinentale figa. Ed io mentre lo leggevo pensavo:"accidenti, certo che lei ne sa a pacchi...io questo pero' non lo porterei - fatica - e quest'altra cosa non la farei, che e' meglio se si fa dopo l'atterraggio..." Insomma, mi ci sono voluti quei 30 secondi di reboot di neuroni biondi per fare la connessione: su questo argomento dei voli continentali in realta' ormai posso definirmi un'esperta anche io.

Con attivo di 10 giri del mondo in 6 anni (purtroppo solo chilometricamente parlando, che la mia rotta e' sempre la stessa: NZ - scalo asiatico - Italia) e ben 120.000 asia miles che per redimerle ci vorrebbe un miracolo di San Gennaro (maledette compagnie aeree! vi pigliasse...no, niente, anzi vi auguro tutta la sicurezza e la salute dell'univeso!), mi sento autorizzata a scrivere un post sull'argomento.

Ma se cercate dei consigli utili per essere sempre fighe nel viaggio, vi consiglio caldamente di leggere lo spora-post, qui di seguito infatti di racconto le mie personalissime istruzioni di viaggio intercontinentale:

Manuale per la Sopravvivenza di una Zittella Pigra 
che attraversa mezzo mondo alla volta


L'attraversamento di mezzo mondo alla volta di solito si articola in voli da 12 ore l'uno piu' uno o due scali di durata variabile - dalle 3 alle 16 ore. Ora lo so che a prima vista uno scalo di 8 ore o piu' possa apparire come un'enorme perdita di tempo, della serie 'ormai sono in ballo, fatemi arrivare prima possibile!', ma in realta' col tempo ho rivalutato ed imparato ad amare follemente lo scalo lungo. Intanto i piu' temerari ed istancabili possono usarlo per una visita superveloce ad una citta' esotica che non avrebbero mai pensato di vedere prima (nel mio personale palmares: Bangkok, Kuala Lumpur, HongKong, Singapore...e Los Angeles, ma quella e' un'altra storia..). Ma soprattutto lo scalo lungo da' la possibilita' al vostro corpo di riprendersi e, credetemi, una doccia calda, un massaggio gambe-piedi, un pasto 'vero' e anche solo 3-4 ore di sonno allungate in un vero letto fanno tutta la differenza tra la viaggiatrice devastata per giorni e quella bella tranquilla che si deve preoccupare solo del jet lag.


Ma come affronta una ZP (zittella pigra) tale viaggio?
Partiamo dalla triade di base: vestiario - scarpe - bagaglio a mano. Ovviamente l'obbiettivo della ZP  e' l'avere piu' comodita' possibile e meno pesi da portarsi dietro nello scalo. L'idea anche remota di arrivare presentabile a destinazione dopo un viaggio del genere richiederebbe un'abnegazione che la ZP non ha neppure per il cibo, figuriamoci per marito/parenti che la vengono a prendere.

Quindi accantonata la presentabilita' e la dignita' personale, ci si focalizza sulla comodita' totale: pezzo fondamentale di questa comodita' sono i pantaloni. Che devono essere super morbidi e larghi di cavallo: 12 ore a sedere in un seggiolino di classe economica potrebbe - diciamo - lasciarvi il segno altrimenti. Per il sopra si deve attuare necessariamente la vestizione a strati, specie se la traversata intercontinentale comporta anche un cambio di emisferi. Si va da freddo a caldo umido nello scalo ad estate mediterranea o viceversa; quindi ci vuole maglietta sotto di cotone (ok,io viaggio pure sempre con la canottiera di merino che assorbe il sudore e relativamente non puzza), maglioncino ma mai col collo alto, sciarpetta per il collo, maglione/pile piu' pesante per l'aereoporto del posto in inverno e l'aereo. Che gli aerei sono dei frigoriferi ambulanti, ma se poi non avete cosi' tanto freddo ve la potete appallottolare ed usare come cuscino. Ai piedi: calzini morbidi e che vi tengano caldo.

Le scarpe della vera ZP viaggiatrice sono tipo da ginnastica ma senza lacci, in modo che si possano sfilare e infilare velocemente, perche' in aereo ovviamente si sta scalze, ma quando si deve andare in bagno e' caldamente consigliato di andarci con le scarpe...e mica vorrete ogni volta star li' ad armeggiare con zip o stringhe,vero?


Il bagaglio a mano. Fonte di discordie e controversie tra le viaggiatrici: ci ficco tutto quello di cui potrei remotamente aver bisogno o mi tengo spartana?
Scelta molto personale, ma il mio bagaglio a mano nel tempo si e' costantemente ridotto in volume e contenuto. Perche' in fondo, credetemi, non c'e' nulla che vi possa servire durante un viaggio che non possiate comprare in aereoporto, se proprio volete. Grazie poi anche all'avvento dell'intrattenimento sull'aereo, per viaggiare vi serve davvero poco. Inoltre belli e pure comodi per corte distanze i trolley con le ruotine, ma io preferisco lo zainetto da battaglia, che puo' entrare all'occorrenza anche sotto il seggiolino davanti (e vi fa da poggiapiedi).
Il contenuto standard di suddetto zainetto e':
1. portafogli, documenti di viaggio, telefono.
2. Ebook (piu' leggero e meno ingombrante di un libro)
3. Beauty con dentifricio, spazzolino, crema idratante viso e corpo, spazzola per capelli, laccetti per capelli, burro di cacao.
4. Asciugamanino (che non sai mai dove ti laverai i denti la prossima volta)
5 .Mutande di ricambio in caso di scalo con possibilita' di doccia.
6. Infradito/scarpa leggera se fate scalo lungo in un posto caldo e pensate di farvi un giro fuori dalla zona transiti.
7. Cuffie antirumore/ipod con audiolibri per farmi dormire
8. Il super mitico spray nasale per viaggiatori che fa si' che non continuiate a soffiarvi fuori caccolette supersecche e strappacigli per giorni, una goduria. Ed ovviamente il momentdol preventivo contro tutti i vari dolori che possono prendervi dopo 12 rannicchiate stile cocoon in un sedile d'aereo.

Peso totale dello zaino: sotto i 2kg.
Dite 'e se invece che a casa tu stessi andando in vacanza e vi perdono i bagagli?" Beh, intanto ricordare la regola d'oro: non c'e' nulla che vi serve che non possiate comprare in aeroporto, pero' se una vuol'essere un minimo parsimoniosa, s'infila nel bagaglio a mano un ricambio di calzini, maglietta e mutande o un costume da bagno + pareo e poi campeggia finche' non le recapitano il resto. Fidatevi, si puo' vivere per un po' con pochi vestiti. (oh, ho detto per un po', che non vi facciate strane idee su di me!)


Per finire, altri due o tre consigli gratuiti di viaggio:
I capelli. Dimenticateveli, tanto si insudiceranno subito. Ve li potete lavare nella piu' volte menzionata doccia salvifica di meta' viaggio, ma tanto vi si rinsudicieranno nel prossimo volo come se non avessero visto acqua da mesi. Tanto vale farsi una bella treccia se li avete lunghi e dimenticarseli fino a destinazione.

Il cambio all'arrivo. Io ho una particolare avversione per i bagni degli aerei. Non tanto per l'igene (che a volte puo' essere discutibile), ma anche per la loro mancanza intrinseca di spazio. Per questo ormai non mi ci lavo piu' manco i denti e rimando il tutto a quando atterro. Discorso che vale anche per un eventuale cambio a destinazione (ma adesso che viaggio con i pantaloni da trekking con le gambe staccabili non me ne preoccupo piu'). Nel caso che non vogliate cambiarvi in corsa prima di uscire dall'aereoporto di destinazione, ma solo darvi una bella rinfrescata - denti, viso, capelli - il posto migliore sono i bagni prima della dogana. Tutti infatti sono troppo presi dal levarsi quel peso prima possibile che quei bagni rimangono fra i meno frequentati degli aereoporti e quindi anche fra i piu' puliti. Se viceversa volete anche cambiarvi ed ovviamente avete gli indumenti prescelti in valigia, appoggiati in cima a tutto il resto, allora andate sicuri per i bagni giusto accanto al nastro dei bagagli: lievemente piu' frequentati dei precedenti (perche' la gente ad aspettare si annoia), ma sempre inspiegabilmente piu' snobbati di quelli subito fuori dalla zona arrivi.
Misteri di viaggio, solo per voi, su rieducational channel!

martedì, giugno 17, 2014

L'Italiano di Merda

Ci hai il marito appena operato al ginocchio che non riesce a stare fermo dal dolore ed ha pure la febbre a 39. Gli hanno fatto passare la notte con la gamba legata perche' gli era parsa una brillante idea, ma quando l'ha saputo il primario a momenti partivano gli scappellotti.

Quindi sei, come dire, un'attimo preoccupata e dato che ci hai pure piu' di 70 anni sei anche molto ma molto stanca. Prima di tornare a casa ieri sera incontri il dottore di turno e gli chiedi un po' di notizie, soprattutto per via di questa febbre alta che non fa dormire tuo marito e fra l'altro lo sta rallentando tantissimo nella riabilitazione. (che va solo a sommarsi al fatto che nel weekend i fisioterapisti non ci sono e quindi nessun esercizio, arrangiatevi).

E il dialogo e' piu' o meno questo:
M(amma): "Salve dottore, mio marito ha ancora la febbre alta, avete capito come mai?"
D(ottore):"Ah e noi che ne sappiamo signora."
M:"Beh, dottore, se non lo sapete voi...e' sicuro che non ci sia, chesso', un'infezione?"
D:"Nono, gli diamo due flebo di antibiotici il giorno, quindi e' tutto sotto controllo."
M:"Ah grazie mille, pero' mio marito non riesce a dormire per via della febbre, non sarebbe possibile dargli una tachipirina per vedere se riposa meglio?"
D:"Senta signora, ma lei che lavoro fa?"
M:"Oh che lavoro vuole che faccia, dottore, sono pensionata."
D:"Ecco, ed invece io sono il Dottore, quindi lo so io cosa fa bene o no a suo marito. Buonasera"

Ovviamente la mamma non se n'e' andata senza avere l'ultima battuta (del tono "buonasera a lei, Dottore, io le augurerei volentieri che ci fosse sua  moglie al posto di mio marito, ammesso che lei ce l'abbia, una moglie.) e l'episodio in se' si e' concluso li'.  Che mica c'e' nulla di grave in questo dialogo.
C'e' giusto l'ennesimo esempio di come spesso ti puoi ritrovare davanti al classico esemplare di Italiano di Merda, ovvero il cultore del 'lei non sa chi sono io', colui che in qualche modo deve far valere la sua superiorita' a tutti i costi, perche' vuoi mettere poi come dormi meglio una volta sfogate le tue frustrazioni meschine contro una persona stanca e preoccupata? Po-po-po-popopo. Bello vincere facile,eh?

E lo so che alcuni di voi - come ha fatto notare pure lo Stregone - potrebbero obbiettare che i dottori in corsia devono fare spesso i conti  con parenti supponenti che sono sicuri di possedere la verita' assoluta su come curare il loro caro e la cosa a lungo tempo ti puo' logorare, pero' io non sono d'accordo: se il tuo lavoro e' quello del medico di corsia, l'aver a che fare con gente stressata e' parte integrante del tuo mestiere. Se la cosa ti da' fastidio, beh forse dovevi fare il paleontologo specializzato in microfossili. Tranquillo che cosi' non ti veniva a disturbare nessuno.

Dal resto del personale di corsia, come ad esempio gli infermieri, tutti pretendiamo sempre non solo professionalita' ma pure cortesia e disponibilita', mentre ci va bene se certi dottori si sentono in diritto di comportarsi nei tuoi confronti un po' come gli pare, come se loro avessero ricevuto la mistica infusione della Conoscenza e tu invece sei solo una caccola sulla crosta terrestre.
Beh, caro mio, sai che ti dico? Puoi anche aver la migliore media di voti della storia della Scienza, ma se non riesci a dialogare con i tuoi pazienti e i loro preoccupati parenti, non sarai mai un buon dottore. Al massimo puoi aspirare a diventare l'ennesimo Italiano di Merda.

venerdì, giugno 13, 2014

Di canzoni e acqua calda

E' verita' universalmente riconosciuta che noi esseri umani leghiamo indissolubilmente le nostre emozioni alla musica.

Come si evince anche dal suggestivo titolo di questo post (di cui vado ovviamente fiera), non ci penso lontanamente a mettermi a disquisire sul fatto di quanto certe canzoni, gia' dalle prime tre note, ti ripiombino anche a distanza di decenni nello stesso stato d'animo - positivo o negativo ma di sicuro potente - in cui l'avete ascoltate in un preciso momento della vostra vita.
Credo che abbiano fatto piu' saggi su questo argomento che sulla rotazione dei pianeti nel sistema solare.

Ovviamente c'e' questo fatto che la maggior parte delle volte in cui leghiamo piu' o meno inconsciamente un'esperienza ad una canzone, siamo alle prese con questioni di cuori, spesso e volentieri rotti. Alzi la mano chi fra noi non si ricorda la canzone che passavano alla radio quando l'abbiamo conosciuto e che rispecchiava cosi' bene la nostra storia, la canzone di quando abbiamo fatto l'amore per la prima volta, la canzone di quando lui ci ha detto che in realta' era innamorato di un'altra, la canzone di quando andavate a stalkerarlo di nascos e cosi' via.

(Io mi ricordo che all'epoca c'era questa canzone dei Tiro Mancino, Per me e' importante, che giusto trenta secondi fa mentre la stavo googlando mi ha dato ancora un po' di quel familiare senso di fastidio in fondo allo stomaco, ma all'epoca, e si parla di 10 anni fa, era capace di gettarmi in istantanee ed incontrollabili crisi di pianto. Ed io ce l'avevo sull'ipod, che ascoltavo rigorosamente in modalita' Shuffle. Perche' l'arte del farsi del male e' nobile, antica e va esercitata con maestria.)

Futili divagazioni a parte, per me una delle parti piu' belle di tutta la faccenda e' che non devono per forza esserci di mezzo delle questioni di cuore per far scattare l'alchimia canzone - momento indimenticabile. A volte ci capita di vivere questi giorni, o ore, o anche attimi in cui tutto sembra davvero perfetto cosi', indipendentemente dal nostro grado di felicita' o soddisfazione nella vita.
Quelli in cui ti viene da dire: "Ok, ora capisco perche' sono qui."
Sono momenti rarissimi, quasi unici, ma la stragrande maggioranza di noi li ha vissuti almeno una volta nella vita. E spesso, chissa' per quale coincidenza astrale, c'e' una canzone ad accompangnarli.
Ma.  (e qui scatta la parte piu' divertente)
Il semplice fatto che ovviamente non siamo noi a controllare cosa passi alla radio o nella mente di un dj quando uno di questi momenti perfetti accade, fa si' che spesso e volentieri ci si ritrovi con affibbiata ed indelebilmente marcata come fantastica nel nostro inconscio piu' profondo una canzone che in condizioni normali non ci sogneremmo manco sotto tortura di inserire nella nostra playlist.

Pero' ce l'avete tutti, nella vostra libreria ITunes, quella canzone li', lo vedo dal ghigno imbarazzato.
Ed  ammettetelo che, quando la riascoltate, in un locale, in macchina o al supermercato, vi ritrovate a sorridere beati e magari anche a muovere la testa a tempo incuranti degli sguardi perplessi che vi circondano.

L'altro venerdi' la mia l'hanno passata al pub mentre bevevo una birra con capi e colleghi. Ho iniziato inconsciamente a oscillare la testa a ritmo e mi sono un'attimo estraniata dalla conversazione. Ovviamente, dopo che un sufficiente numero dei sopracitati sguardi perplessi mi ha riportato alla realta', ho dovuto spiegare cosa mi ricordasse quella canzone e perche' mi piacesse cosi' tanto...e, in maniera un po' sorprendente, tutti si sono uniti al discorso con entusiasmo tirando fuori le loro canzoni 'imbarazzanti' legate ai loro momenti felici: il falo' sulla spiaggia da ragazzini con tanto di chitarra e canzoni stonate, il giorno che i genitori li portarono a fare il bbq da piccoli nella piscina all'aperto e alla radio passavano sempre quella canzone, il viaggio in treno zaino in spalla verso Praga quella notte di troppi anni fa...

(o il momento di una festa Erasmus in Grecia, dove ci ritrovammo abbracciati in circolo, italiani, cecoslovacchi, spagnoli, francesi e rumeni; giovani, felici, ebbri e liberi. Profondamente diversi ma stretti insieme in quel preciso istante ad urlare a squarciagola "It's my life! And it's now or never...Ain't gonna live for ever!")

E la serata e' finita cosi', con tutti ad esibire il nostro miglior sorrisone bambinesco e lo sguardo un po' meno a fuoco, intenti come si era a rivivere quel nostro momento perfetto mentre lo raccontavamo agli altri. E tu poi ci ripensi e ti rendi conto di quanto la verita' universale citata ad inizio post sia veramente 'universale'. Metti insieme persone di cultura, eta', esperienza di vita molto diverse fra loro e stai pur sicura che condivideranno almeno un elementare ma incredibile aspetto dell'essere umani: l'inafferrabile legame fra note ed emozioni.
Beh, cose del genere valgono bene una playlist non proprio perfetta, non credete?


lunedì, aprile 07, 2014

Sull'insofferenza (buon lunedi')

Oh, sara' che ci ho le spalle bloccate e pure un crampo alla chiappa sinistra del sedere, che io non sono abituata a dipingere e zappare l'orto.
Aggiungiamo pure il cambio dell'ora che da' la mazzata psicologica pesante, specie se combinato con tutti gli status facebookiani di voialtri lassu' che state gia' in sandali primaverili.
E condiamo il tutto con l'arrivo del Royal Baby qui a Wellington, che manco fossero sbarcati gli alieni

(pero' grande Welly che ha messo su un bel nebbione per l'occasione e l'aeroporto e' attualmente chiuso, a meno di un ora dal presunto sbarco della trendy famiglia reale, welcome to NZ!)

Insomma, questo mix esplosivo di fattori, capirete, e' piu' che sufficiente per farmi indire la mia personale giornata mondiale sull'insofferenza.
Oggi mi urta il buio, il freddo, la pasta riscaldata al microonde, le vicine prolisse che ti dicono 5 volte in 30 minuti che il loro primo marito e' morto nell'81, la carta da parati, soprattutto la carta da parati che non si strappa, la gente in infradito che ti piglia in giro per il tuo maglioncino anche se fuori ci sono 12 gradi.
E la gente che si alza alle 5 la mattina e ti piglia in giro se dici che hai sonno. Ma te l'ho detto io di alzarti prima dell'alba? E spiegami la logica per cui se tu ti svegli 2 ore e mezzo prima di me io non dovrei avere sonno, perche' a me un po' sfugge.
Sono anche insofferente verso l'amica-mamma  che ti dice che sicuramente tu non puoi essere cosi' impegnata da non copiarle le foto del compleanno di uno dei nani, perche' tu non hai figli e quindi di sicuro hai un sacco di tempo libero. (incidentalmente, si', ce l'ho, ma mica e' colpa mia se te continui a figliare e io no.) E mi urtano da morire le persone che fanno tanta ma tanta attivita' fisica e poi ti prendono in giro. Cosi', senza manco aver bisogno di una scusa. Perche' loro sono gli unici autorizzati ad essere stanchi, che 4 mattine a settimana alle 6 meno cinque son gia' li' in palestra che pompano. Mmh...bravi?
E se proprio devo essere sincera mi da' fastidio anche la nebbia, le ragnatele che ti rimangono appiccicate nei capelli, i web designer che ti chiedono 8000 euro per una modifica al tuo sito web, le pozzanghere piu' fonde di quel che credi, la gente che si lamenta di tutto ma non fa nulla per cambiarlo e la vernice azzurra del bagno sulle unghie.
No, beh, in effetti quella almeno ha un bel colore.

Solo che anche le giornate meglio organizzate possono avere dei risvolti inaspettati e pure la mia generale insofferenza contro il mondo stamani ha subito un grave colpo quando, aprendo la mia pagina della colazione per l'associazione contro il cancro al seno che sto organizzando, ho visto che due amici lontani, due gran belle anime, hanno donato gia' dei soldini per l'evento.
Vi voglio bene.
Pero' m'avete rovinato la giornata rosicona perche' adesso per estensione voglio pure bene alle vicine prolisse, le mamme incasinate, gli insonni, i drogati di fitness e pure i lamentoni.
Continuo a non capire gli astemi e per i vegani, beh, adesso state chiedendo troppo. Ma mi applico, eh. Un altro paio di donazioni e mi mangio un panino senza glutine con du' foglie d'insalata scondita per celebrare. Promesso.

poi ve ne parlo diffusamente, tranquilli.
ma se volete gia' dare una mano, cliccate qui!

lunedì, marzo 24, 2014

Batterie di riserva

Lo Stregone ed io, una sera qualsiasi di questa settimana
Traslocare e' divertente.

E pare sia pure al terzo posto delle cose piu' stressanti nella vita subito dopo un lutto ed un divorzio.
(ora questa mi pare esagerata, ma come si fa a non fidarsi di queste autorevolissime  statistiche pubblicate dalla rete?)

Comunque, per rassicurare i vostri piccoli cuoricini in ansia, siamo sopravvissuti.
Beh, magari non benissimo, ma siamo sopravvissuti.

Come siamo sopravvissuti all'arrivo della mamma, piu' carica che mai per la casa nuova. Pare che dopo una settimana di chiacchiere ininterrote - per la gioia suprema dello Stregone che sta praticando come non mai la sua nothing box cerebrale -  cene pantagrueliche e pulizie di pasqua stamani si sia finalmente scaricata e abbia passato quasi tutta la mattinata sul divano piena dei soliti acciacchi da fatica.
Ma sicuramente la troveremo a vangare il giardino al ritorno dal lavoro, non temete.

Insomma, siamo strafelici e pure un po' sorpresi di quanto ci piaccia questa nuova casa grandissima (panico totale alla sola idea delle pulizie settimanali post-mamma...vabbe' non pensiamoci adesso), ma abbiamo davvero corso tantissimo in quesi ultimi dieci giorni fra scatoloni, camion dei traslochi, pulizie in due case diverse e pure cene di addio e compleanni e viaggi ad Auckland.
Io e le occhiaie, un amore senza fine
E sebbene sia tutto super eccitante - finalmente ho trovato qualche altro modo di passare il tempo che non giocare a Candy Crush dopo il lavoro! - mi sono resa conto da diversi giorni che sia il mio fisico sia la mia mente stanno viaggiando costantemente in riserva...cosa che suscita in me ondate su ondate di simpatia verso quei poveri conigli a pile che venivano superati impietosamente sulla linea del traguardo dall'odioso coniglietto della duracell.
La mattina mi sveglio pimpante e felice e tempo manco di prendere il caffe' che vado di nuovo in catalessi, roba che grazie a dio ho lo stereo a palla in macchina almeno non c'e' rischio che mi abbiocchi sulla rotonda. Durata totale dell'energia accumulata durante la notte: 11 minuti e 43 secondi.
La sera rientro piena di idee ed entusiasmo sui lavoretti da fare e appena ritorno dall'essermi tolta le scarpe nella nuova stanza del caos mi accascio sul divano fissando il vuoto. Beh,va detto che la nuova stanza del caos e' chilometri piu' lontana di quanto lo fosse la vecchia...forse e' tutto questo camminare per casa che mi consuma. Comunque sia, durata totale dell'energia accumulata dopo aver lasciato l'ufficio: 2 minuti e 21 secondi.

Stendo pure un velo pietoso sulla mia produttivita' di questi giorni al lavoro, vi dico solo che stamani quando mi hanno chiamata per il meeting settimanale mi sono accorta che stavo fissando lo schermo immobile da almeno 10 minuti. Urge un paio di occhiali come quelli della tizia di College, fra l'altro pure utilissimi a nascondere queste occhiaie da terzo giorno dopo un'apocallisse Zombie.

Ma ce la possiamo farceLA, come direbbe il Doc . Basta solo che riesca a trovare il tempo per dormire, chesso', facciamo per tre giorni a fila, dovrebbero essere sufficienti.
Per adesso continuo ad andare in riserva, pronta a strappare pure con le unghie e con i denti l'odiosa carta da parati rosina-a fiori-stile-camera della nonna che sta in tinello e fermamente intenzionata  a fare una bella festa di inaugurazione della casa prima di Pasqua.

Che lo sforzo mi assista, e se proprio non dovesse farlo, io mi siedo e guardo il mare.

si', questa l'ho messa per farvi invidia, ok?



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